Enrico Manicardi, in arte Epifanio Mestica

Epifanio Mestica, un sogno del Novecento

di Filippo Silvestro
L’illustre critico Giuseppe Berti nel recensire la rassegna pittorica di Epifanio Mestica, alias l’architetto Enrico Manicardi, ha fatto riferimento a due grandi personalità dello scorso secolo in fatto di autorità nel campo artistico ovvero Margherita Sarfatti e Massimo
Bontempelli. Per me un invito a nozze per predisporre una recensione per l’amico Enrico! La sua pittura ci fa ripiombare negli anni venti e trenta del Novecento con un riferimento alla famosa rivista “Valori Plastici” palestra per i grandi pittori di allora come Carlo Carrà e Ardengo Soffici ma soprattutto il riferimento alla pittura di Manicardi, pardon Mestica, è a Riccardo Francalancia (1886-1965) con i suoi paesaggi essenziali con colori vivi e quasi metafisici, piuttosto che al “Novecento Italiano” Sironi e compagnia, mentre più appropriato è il riferimento a Massimo Bontempelli artefice del movimento Stracittà in contrapposizione a Strapaese. E’ in questo ambito, cioè a Strapaese, che collocherei anche la pittura di Mestica con quella serenità d’altri tempi, serenità quasi bucolica e poi quelle nature morte in primo piano che esaltano il panorama identificato non in un immaginario da “realismo magico” ma ben presente e collocabile nelle colline intorno a Reggio. Ottima pittura quella di Epifanio Mestica con un ritorno alle nostre tradizioni pittoriche e quindi molto interessante e controcorrente in un periodo di vuote e insignificanti installazioni e di presunte e astratte avanguardie!