Presentazione di Giuseppe Berti: “Atlante di zoologia fantastica”
Atlante di Zoologia Fantastica, mostra a Villa Verde (RE), Ottobre-Dicembre 2019
Enrico Manicardi, ovvero molte vite in una; vita da architetto, da urbanista, vita da politico, da uomo delle Istituzioni, da intellettuale, infine vita da pittore che nessuno, in teoria, avrebbe dovuto conoscere.
Per questa sua altra second life, infatti, Manicardi ha dovuto assumere un’identità fittizia presentandosi al pubblico con lo pseudonimo colto e ironico di Epifanio Mestica: nome de plume che letteralmente significa colui che si mostra – o che si manifesta – mescolando colori e pigmenti pittorici.
D’altra parte, colto, oltreché ironico, è certamente anche Manicardi. In questa sua nuova identità di artista, infatti, egli si è misurato per lungo tratto con una pittura che, in nome di un disincantato Rappel à l’Ordre, ha inteso recuperare le atmosfere del Realismo Magico proprie del terzo decennio del Novecento. E così il nostro autore, iscritto dunque all’anagrafe del Citazionismo e dell’Anacronismo, si è servito per le sue opere di un linguaggio connotato da nitidezza di segno e plastica solidità di volumi: scanditi, questi ultimi, da meditate distanze prospettiche.
A completare questa sorta di Ritorno all’Ordine, ovvero questo recupero di Valori Plastici, interviene poi, come detto, il composto nitore della composizione volutamente priva di ogni variabilità atmosferica, denominata da una luce ferma e meridiana. Così come chiaro e “immobile” è il paesaggio di campi e colline sullo sfondo mentre in primo piano si impongono, come dechirichiane Muse Inquietanti, vecchie macchine agricole oppure incongrui brani di natura morta, oggetti e cose cioè “fuori contesto” che non sarebbero dispiaciuti, per esempio, a Casorati.
Realismo Magico, appunto, sapiente revival di nobili culture di un tempo…
In questi ultimi anni, invece, ecco che si è registrato nell’artista un cambio di rotta. Non che Manicardi abbia mutato radicalmente il proprio linguaggio poiché resta sempre salda in lui la vocazione a comporre la forma attraverso icastici e fermi volumi. In questo caso, però, sono mutati i soggetti e la scena, costituita ora da tante piccole teche in cui sono racchiusi uccelli, pesci, rettili, animali esotici e domestici, draghi e basilischi; quasi che il pittore, sotto le mentite spoglie di un Ulisse Aldrovandi o di un Linneo del Terzo Millennio, abbia voluto trasformarsi in tassidermista imbalsamando i suoi soggetti per un nuovo, sorprendente museo di Historia Naturalis.
Certo agisce sull’artista la suggestione delle straordinarie Collezioni di Storia Naturale dei Civici Musei reggiani: mutato però, questo museo, in una galleria di sogni, fantasmi, incantamenti, criptici enigmi, rebus onirici, ricordi. Al punto che le stesse forme del reale si trasformano in stranianti simulacri in fuga dalla realtà ove ciò che si impone per citare De Chirico, “è la inanimata e quieta bellezza della materia”, è “la presenza incantata di una seconda realtà”: racchiusa, quest’ultima, entro tavolette di compensato su cui l’artista mescola il colore ad olio con l’acrilico per comporre, attraverso un saldo rigore compositivo, levigate e brillanti note cromatiche.
Ecco, tutto questo – la solidità dunque del disegno; i timbri netti del colore; la costruzione di uno spazio claustrofobico ma di calcolato taglio rinascimentale; il silenzio; la quiete immobile degli animali e degli altri oggetti qua e là presenti nelle teche; il meditato equilibrio tra ombre e luci – tutto questo, dicevamo, si pone agli occhi dell’osservatore come un intrigante rompicapo, come un saggio di stranianti fantasie iconiche, un corto circuito emotivo tra il reale e il suo doppio, il suo simulacro.
Insomma, a proposito dell’artista Enrico Manicardi (alias Epifanio Mestica) parafrasando il titolo di un celebre saggio scritto da J. L. Borges si potrebbe parlare dei suoi quadri come di un Atlante di zoologia fantastica; un Atlante naturalmente postmoderno e post pop le cui immagini stanno in coltivato equilibrio tra Citazionismo ed Anacronismo.
